di Giacomo Vallozza
regia, scena e costumi Giancarlo Gentilucci
con Angie Cabrera. Tiziana Irti. Giacomo Vallozza.
illustrazioni Valentina Pastorino
direzione tecnica e disegno luci Daniela Vespa
cura del suono Diego Sebastiani
aiuto tecnico Giordano Ianni
foto di scena Paolo Porto

Uno spettacolo del Teatro del Paradosso
Produzione Associazione Culturale Lauretana
Residenza Arti e Spettacolo – Nobel presso Spazio Nobelperlapace
progetto di Residenza Contaminazioni – Artisti nei Territori, Abruzzo

NOTE DELL’AUTORE
Soffi è una favola contemporanea, vagamente ispirata al Pinocchio di Collodi.
Il testo indaga la relazione figlio¬–genitori, tra fallimenti e affermazioni, debolezza e riscatto di ognuna delle parti in causa. Ovvero un padre che lascia incancrenire i problemi piuttosto che affrontarli, una madre che sorvolando sui disagi del figlio finisce per radicalizzare i propri, un figlio che nel tentativo di placare il mal d’esistenza pratica soluzioni che rischiano di annientarlo. Insomma un gioco alla vita che può diventare illuminante o esiziale in un batter d’occhio, vuoi per un incontro, una bevuta, un gesto mal interpretato.
In questo scarto “si annida il rospo”, come afferma il padre alla fine dell’opera; nella “banale, lessicale differenza che c’è tra un soffio e uno spiffero”. È il gioco reiterato dell’autore nel dispiegare le vite tormentate dei protagonisti, scambiandole, reinventandole. E “la pietà affiora, suo malgrado”.

NOTE DI REGIA
Parlare di genitorialità oggi è molto complicato. Ci è venuto in soccorso il testo di Giacomo Vallozza che, utilizzando un chiaro richiamo ad una storia che tutti conosciamo, ci consente di riflettere sull’oggi e sui disastri affettivi che viviamo.
Nella messa in scena si narra di come i genitori con i loro egoismi soccombano ai richiami di una società complessa e disumanizzata, partecipando alla confusione che un giovane vive nello sviluppo dall’infanzia all’età adulta. In famiglia si vivono rapporti (solitari) claustrofobici che, per sopravvivere, spesso hanno bisogno della cosa più semplice: comprensione e amore.
Nella messa in scena, con l’ausilio di disegni si contestualizzano le scene e, attraverso l’uso di altre voci, si dà vita ai personaggi che dialogano con gli interpreti. Vuole essere una messa in scena che, con un occhio al passato, ci offre la possibilità di essere più comprensivi e attenti verso le realtà con cui conviviamo.

SINOSSI
Geppetto, tornando a casa, trova Pinocchio buttato a terra. Sa qual è il motivo, il ragazzo fa uso di droghe. Lo aiuta a riprendersi, cerca di convincerlo a tornare a una vita normale. Pino sembra accettare ma, alla prima occasione, ripete gli stessi errori, finisce in ospedale e quindi a casa della madre, la fata, in convalescenza. Ma anche lì dura poco e scappa. Il padre inizia a cercarlo ma senza risultati. E conducendo anch’egli una vita di stenti, finisce prima in ospedale e poi in mezzo alla strada. La madre, una cantante jazz, ha una crisi di panico prima di un concerto. Decide di andare in analisi ma, siccome la situazione non migliora, deve rinunciare ai concerti in programma e, a sua volta, si mette alla ricerca del figlio. Ognuno sembra avviarsi verso un destino malverso ma un incontro fortuito e il ricovero del padre riescono a riunire i tre e aprire uno spiraglio sul loro futuro.

 

scheda spettacolo