paesemadre 5|6|7 Luglio

Paesemadre a Loreto Aprutino, da venerdì 5 a domenica 7 luglio 2019.

Tre giorni per riflettere su come i movimenti migratori abbiano scombussolato l’abitare nei paesi, spaesandoci tutti.
Ma anche su come i restanti si ingegnano a cercare vie nuove. Per riempire quei vuoti di storie. E per ritrovarla, una storia.

Il centro storico diventerà telaio, le storie una trama tessuta sull’ordito di attese, partenze e ritorni di viandanti audaci e ostinati.

Pubblicato il cartellone degli appuntamenti previsti all’interno della rassegna Paesemadre, l’originale manifestazione culturale organizzata dall’associazione Lauretana con la direzione artistica del Teatro del Paradosso, in programma a Loreto Aprutino (PE) da venerdì 5 a domenica 7 luglio 2019. Tre giorni per riflettere su come i movimenti migratori abbiano scombussolato l’abitare nei paesi, ma anche su come coloro che restano si ingegnano a cercare vie nuove per riempire quei vuoti di narrazioni. Il centro storico del borgo vestino diventerà quindi telaio e le storie una trama tessuta sull’ordito di attese, partenze e ritorni di viandanti audaci e ostinati.

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.

Ma un paese ci vuole anche per farvi ritorno. O per accogliere i viandanti di passaggio e quelli che non credono nella casualità di un approdo.Migranti siamo. Quelli dei secoli scorsi, muratori senza casa, ciabattini senza scarpe, contadini senza terra, che hanno solcato oceani in viaggi della speranza, inseguito rotaie fin dentro le miniere, impastando sudore e fatica per lavare la macchia della miseria. I paesi abbandonati sono stati ad aspettare, case di mattoni in muta attesa di riempire il vuoto desolato.

Quelli del nuovo millennio. Non ciabattini, non contadini, ma gente facoltosa, professionisti: inglesi, irlandesi, scandinavi. Hanno acquistato case nel centro storico e le hanno ristrutturate. Sono arrivati anche alcuni giovani ad abitare le dimore dei loro genitori, perché vogliono restare qui.

C’è anche un’altra migrazione: quella di uomini e donne dei paesi dell’Est, d’Europa e non solo, che hanno trovato casa e lavoro nei paesi, nelle contrade sperdute, nelle campagne.

Altri infine solo di passaggio.

Restare oggi è quasi più faticoso del partire di una volta perché chi resta sperimenta la condizione della “solitudine”, dell’incomprensione, dello straniero in patria, perché intanto il paese è cambiato. (…) Restanza: adopero questo termine perché restare non è un fatto di pigrizia, di debolezza: dev’essere considerato un atto di coraggio. Una volta c’era il sacrificio dell’emigrante e adesso c’è il sacrificio di chi resta.

Questa nuova collettività è per noi una sfida. Significa ridefinire i confini di una comunità, metterla in discussione, presuppone un confronto. Implica un atteggiamento che può essere definito con una sola parola: accoglienza. E dove c’è accoglienza c’è anche bellezza.

 

Paesemadre

Trer giorni per riflettere su come i movimenti migratori abbiano scombussolato l’abitare nei paesi, spaesandoci tutti. Ma anche su come i restanti si ingegnano a cercare vie nuove. Per riempire quei vuoti di storie. E per ritrovarla, una storia.

Il centro storico diventerà telaio, le storie una trama tessuta sull’ordito di attese, partenze e ritorni di viandanti audaci e ostinati.

Le mostre FILAMENTI e TERRA ARIDA saranno aperte fino al 28 luglio.

Dal 5 al 7 luglio sarà aperta la Mostra IL CINEMA PRIMA DEL CINEMA curata da Nicola Ioppolo, presso l’ex asilo in Via Gelo